Passo in rassegna le cose che da qualche tempo mi vengono in mente sulla vita sociale e politica di Guardia e in particolare sulle persone che “bazzicano” la casa comunale da almeno un trentennio, ma la lista risulterà parziale.

Il primo interrogativo che mi viene in mente è: ma dove li abbiamo presi? Qualcuno lo abbiamo preso in sconto al Black Friday, qualcun altro lo abbiamo vinto ai punti alla Conad. Qualcuno lo abbiamo archiviato in un bilocale con vista sul passato. Amen.

Sembrano personaggi inventati. Invece (purtroppo per Guardia) è tutto vero. Tutta gente dai pluri-incarichi in tutto il parastato che conta, enti, aziende partecipate, a cui è meglio non toccare i privilegi di casta. Visto che nessuno di loro brilla per un talento cristallino.

Gente temprata dalla gavetta. Qualche elezione persa, qualche altra vinta. Che raramente saluta, veste in grigio, pensa in grigio e dopo una cert’ora ha lo sguardo da sonnolenta digestione. E nel dormiveglia, straparla.

Gente che nella vita ha raggiunto i propri obiettivi scavalcando persone più meritevoli.

Gente che fa e disfa, dispensa, promette, incassa, senza che nessuno fiati. Ammalati come sono di quel narcisismo che gli psicologi dell’infanzia giudicano sempre illimitato.

Gente nata fedele. Fedele senza pensiero autonomo. Obbediente a chi detiene il vero controllo, a chi li comanda con la sola forza dello sguardo, meglio di una scudisciata. Obbediente, ci mancherebbe: sono una risorsa di Guardia, specialmente la loro. Galleggiano. Hanno un debole per il potere. Ma specialmente per la ricchezza. Il potere dei soldi, la piazza e i salotti che contano. Ma in pubblico tengono il profilo basso, al punto da chiedere un poco di commiserazione per il proprio scarso stipendio.

La parola d’ordine che ogni cinque anni sventolano come una bandiera è sempre quella: “Tocca a noi!”. E infatti è da più di un ventennio che tocca a loro: convinti come sono che la vittoria elettorale li legittimi a prendersi per intero il futuro di Guardia, senza sognarsi di intaccare con i dubbi il loro passato. Persuasi come sono che il potere sia un bottino che non si spartisce. Persuasi al punto da credersi unti del Signore per investitura diretta del popolo guardiese.

Non si fanno vedere in giro. Non parlano. Non dichiarano. Non rispondono al telefono. Ogni tanto emettono dei bip che segnalano la loro esistenza in vita. Finte mosse per confondere le idee. Se ne infischiano delle critiche. Critiche alle quali rispondono con l’arietta del bimbo capriccioso che dice “Embè?”. E non mancano veri e propri lampi di genio: “non ci sono più le mezze stagioni, Parigi è sempre Parigi, Venezia è bella ma non ci vivrei, quando c’è la salute c’è tutto, di mamma ce n’è una sola e comunque i soldi non fanno la felicità”.

Sbarbati, profumati, firmati, riempiono il tempo vuoto ideando scempiaggini sui social e costruendo castelli di carta sul nulla. Negli ultimi anni hanno avuto il potere, ora hanno paura di perderlo. “Abbiamo riscritto la Storia di Guardia” dicono oggi. Si prega ripassare quando riscriveranno la Geografia. Intanto i cittadini hanno capito che è tutto un bluff e se ne stanno appoggiati ai banconi dei bar imprecando e sgranando allocuzioni irripetibili.

Vedrete, nei prossimi mesi sbucheranno di nuovo, non se ne staranno fermi nelle verdi colline di Guardia, a farsi vento. Vivi e vispi, più o meno come una pala eolica della Farciola. Lo si deduce, osservandoli meglio, dalla vivacità nello sguardo, perché producono da fermo una costante quantità di energia che tuttavia gli consente, da oltre trent’anni, di amministrare la propria biografia grazie a una robustezza familiare e a un karma doroteo che li portano sempre un po’ più in alto, senza spettinarli mai.

Chiunque altro dopo più di trent’anni per la vergogna si sarebbe dedicato a una vita da eremita. Ma loro no. Ci mancherebbe. La loro storia è un apologo delle radici. Sono quelle antiche e solide della Democrazia cristiana e del paese che gli ha regalato i natali, Guardia. Ci sono nati dentro.