Avete presente quella cosa lì chiamata Guardia? Fa acqua da tutte le parti e non solo perché ogni volta che piove tutto diventa un imponente torrente. Ma tutto di questo paese non va: la politica, la cura del territorio, le tasse, perfino l’anagrafe e la demografia, considerata la prevalenza record di vecchi e di morti sui nati e sui giovani. La nostra è una comunità ferma dalla fine dello scorso millennio (e chi sta fermo arretra). E malgrado una tale débâcle di classe dirigente qualcuno ancora si augurava di vederci migliorare e nella capacità di affrontare se non risolvere i problemi che ci si presentano. Ahimè, quale cieca speranza! Poi, invece, ti guardi da lontano, per esempio con gli occhi di un anziano e scopri che Guardia era il paese leader nel territorio circostante per influenza culturale. Non traffico d’influenze, come si dice nella cronaca giudiziaria, no (quelle sono rimaste strutturali), proprio influenze culturali. Ma è ancora così? E cos’è poi l’influenza culturale? È l’appeal di Guardia, il fascino, l’attrazione che potrebbe esercitare in vari campi e per varie motivazioni: dai prodotti della terra all’arte e al paesaggio, dalla natura al clima, dai geni che nei secoli ha generato il suo centro storico, per non dire della sua civiltà religiosa primigenia. Diciamolo con parole nostre: nonostante tutto quello che non va, Guardia conserva ancora tutto il suo fascino. Se cerchiamo un punto di ripartenza per il nostro paese, o se preferite un punto estremo di resistenza al suo declino finale, e di consolazione locale eccolo, è lì, fa colpo: è la sua storia millenaria, è il suo centro storico, così pieno di guai, è quell’ammasso di case avvinghiate al suo castello, la vedetta del mondo circostante. Prima Guardia, bisognerebbe gridare oggi; ma Guardia è già prima di suo, senza che lo dica nessuno. Anzi lo è nonostante chi guida il paese, malgrado la loro volontà. Lo è per natura, culturalmente… Se riuscissimo a costruire un sistema paese, un sistema politico e sociale, una visione culturale, su quei punti di eccellenza, svolteremmo davvero. Poi vedi il grigiore della quotidianità e i suoi protagonisti assoluti e hai l’idea che stai parlando di un altro paese, questo che viviamo oggi è la caricatura del precedente, il fratello scemo e malandrino… Ma è proprio da lì, dalla nostra grandezza, dal nostro marchio d’origine, dalla nostra esemplare civiltà, dalla nostra spiccata personalità originaria, che dobbiamo ripartire anche se non abbiamo capito come. Il problema è trovare chi nei prossimi anni saprà tradurre quel primato, quell’utopia in politica, amministrativa e vita quotidiana. Ossia chi farà diventare normale l’eccezionalità guardiese e farà del suo miracolo il prodigio di ogni santo giorno. Guardia è un racconto, mancano i narratori.