L’opposizione è andata in pensione. Chi rappresenta oggi a Guardia, al termine del 2024, la novità, il cambiamento, l’alternativa, il “salto di qualità”? Nessuno. A quattro anni dalla vittoria di Di Lonardo & C. alle elezioni amministrative non c’è nessuno in campo che rappresenti l’alternativa per il cambiamento. Anzi la parola cambiamento (utilizzata a sproposito in campagna elettorale proprio da Di Lonardo) è stata bandita dal gergo politico ma anche dalle attese dei guardiesi. Oggi l’unico cambiamento di cui si parla è climatico. Da una parte chi in questi quattro anni ha gestito il paese con i piedi di piombo, per timore di sbagliare e di essere trafitto o spiazzato; dall’altra c’è solo chi rimpiange quando c’erano gli altri (loro) al Municipio. Eppure fino a qualche anno fa c’era sempre qualcuno che diceva di rappresentare l’alternativa. Adesso non c’è più nessuno. Nessuno interpreta più il cambiamento. I pochi giovani in campo sono tutti “socializzati”. E non sono certo i like sui social e nemmeno la conoscenza dei big della politica nazionale a interpretare il cambiamento di cui ha maledettamente bisogno questo paese. Ma dove sono, chi sono, da che pianeta provengono? Conoscete voi allo stato attuale nuovi interpreti soprattutto giovani che potrebbero impegnarsi per la propria comunità ed esser riconosciuti dai cittadini guardiesi? Ma soprattutto da chi prenderebbero i voti, se il “sistema” socio-politico a Guardia, detiene in esclusiva la maggioranza numerica? Ragioniamo. La fotografia della situazione in cui ci troviamo non lascia scampo a soluzioni alternative: dalle urne escono sempre gli stessi, seppur travagliati al loro interno e inconciliabili. Abituati a ballare guancia-a-guancia con chiunque sia in campo, accucciati all’ombra dei poteri sovralocali. E il tiraemolla dei mesi che precedono le elezioni poi non ha mai risolto e non risolve nulla e lo si sa sin dall’inizio. Perché quel che si vuole rappresentare è tutto meno che il cambiamento. Tutto è rivolto alla restaurazione, al rimpianto o alla difesa dello status quo. Insomma non ci sono più vergini in campo, tutti sono stati nel palazzo, si sono sporcati le mani e non hanno più alibi di sorta.
Nel giro di un paio di decenni abbiamo avuto sempre gli stessi, e ogni volta siamo stati sulla giostra del finto cambiamento su tutti i cavalli: e tutti a turno o insieme sono andati al Comune. Tutti hanno coltivato una tresca più o meno segreta, una relazione costante e adulterina con chi ai suoi occhi voleva rappresentare il potere. Succedeva già ai tempi della vecchia dc, ora, invece, dopo tanti anni, non c’è più un aspirante innovatore sui nostri schermi; non è più d’uso la parola stessa cambiamento, alle elezioni del prossimo anno, come sempre, si vagheggerà solo di assestamenti, arretramenti, ripristini, correzioni e restaurazioni. È segno che a Guardia siamo diventati tutti moderati, non aspettiamo più favolosi salvatori e tenaci tribuni della plebe? No, semplicemente li abbiamo provati tutti, nessuno è stato riconosciuto nella figura di rinnovatore, una volta che si sono tolti la maschera; comunque non rappresentano più la novità. Così oggi nessuno impugna la bandiera del cambiamento, agita il tema della svolta. Né s’intravedono cittadini disposti a seguire nuovi capipopolo in questa avventura. Siamo nella fase del disincanto, della spoliticizzazione, anzi della fuga da qualsiasi cosa si avvicina alla politica. Vero è che nessuno più spera che dalla politica possa arrivare qualche mutamento importante o addirittura una rivoluzione per il suo paese. La politica e Guardia, lo insegna infine la linea sposata da Di Lonardo & C., è solo manutenzione. E di futuro non ne parliamo. Ci sono solo schermaglie ai bordi della politica, per esempio nei social, sulle questioni relative alla comunità, alla sua rinascita, o alla sua morte. O qualche stanco revival di polemiche trapassate di oltre vent’anni fa. Ma non c’è un vero dibattito politico d’attualità che realmente attraversi e divida la società guardiese e generi mobilitazione, interesse, schieramenti. E anche il centro storico e quel che potrebbe rappresentare di cui si parla da svariati decenni interessa poco e motiva poco: l’ultima questione su progetti e relativi finanziamenti veri o presunti è caduta in un distratto silenzio, con un leggero senso di nausea e un evidente disinteresse. Ormai il guardiese ha percepito che la politica decide poco, deve attenersi agli indirizzi altrove stabiliti e dunque non si aspetta più cambiamenti sostanziali. E sa già che chi si presenterà alle elezioni, non sarà l’uomo della provvidenza ma materiale in transito, una breve parabola, con poteri effimeri e raggi assai limitati d’azione.
Questo il quadro. A questo punto, non resta che una sola strada: riaprire i cantieri di Rinascita Guardiese. Ricostruire una liaison sentimentale fra i cittadini e la politica. Che non si costruisce con chi ha già fatto un disastro, ma con nuovi comportamenti. La vera questione è tutta qui: cominciamo a dire quello che vogliamo fare, la connessione sentimentale torna. Rinascita Guardiese c’è… e ci sarà (forse). Tutto il resto è fuffa e truffa.