A parte le solite, noiose considerazioni su chi dice: “Buttarla sul personale è tipico di chi non ha molto da dire”. Dite quel che volete, ma Carletto è un grande. Sfrontato e simpatico, temerario e con un talento per le furbizie più efferate, pittoresco e arrogante, un uomo ferocemente sempre in carriera, dall’alba al tramonto, d’estate e d’inverno, un anno dopo l’altro. Lo attaccano, e lui gode. Gli avversari lo esaltano, e lui gode anche di più. Per anni è stato il juke-box di Florian (che non è uno yatch), che ancora oggi lo rimprovera (e lo comanda) con la sola forza dello sguardo. Prima di ogni elezione un tempo lo guardava anche chi lo detestava. Ora pare che si stia sulle palle da solo. E per una manciata di anni è pure stato alla guida della comunità, un mordi e fuggi insieme a un gruppo di compagni coraggiosi. Nel corso della sua “carriera” politica tutti i luoghi inesplorati della cultura, Carletto li frequenta tutti, inaugura musei, convegni, presentazioni di libri, concerti da camera, cori natalizi, show cooking. Dove sfoggia citazioni preferibilmente di filosofi dell’Ottocento, tipo Schopenhauer, Marx, Nietzsche. Ma non disdegnando i più recenti Guccini e Lucio Battisti. Partito da consigliere comunale alla fine degli anni ottanta dello scorso millennio è da quando era ancora nella culla che è in politica ma lui afferma di non esservi mai entrato. Assessore, sindaco (con effetti speciali), assessore provinciale (tutto vero) coi risultati a tutti noti (senza contare le sei o sette candidature, tutte fallite, e i vari incarichi. Franza o Spagna). Ha visitato il mondo (a spese nostre) per vendere i prodotti del nostro territorio e sempre con sistemazioni d’alto rango. Del resto, Carletto sa tutto, ha visto tutto.

Ah, siamo proprio dei fan di Carletto. È un genio! E che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Thomas Edison, l’inventore della lampadina, sosteneva che il genio è per l’1 per cento inspiration (che vuol dire ispirazione) e per il restante 99 perspiration. Che vuol dire sudore. Fatica, applicazione, metodo. Tutte qualità spontanee in Carletto. In quanto alla politica s’è fatto sempre più moderato. O almeno lo dice. E da politico di razza, quando parla col “noi” maiestatico, manco fosse il Papa (ma “noi” chi?), tiene il sorriso in folle. Ogni tanto dà gas e dice ai suoi followers cose sorprendenti tipo: “Oggi è la festa di San Pascasio… Castagne ed ombrello sono obbligatori”.

In tutti questi anni poteva succedergli di cadere, sì, ma da una impalcatura, da un balcone, dalle scale, mai da un’Istituzione, un condominio. Mai dalla poltrona. Così andò il giorno in cui Carletto – per noia e per ennesimo capriccio – si fabbricò nel corso di una delle tante vendemmie il rientro nella politica. Avventura purtroppo rimasta incompresa. Tutto vero, anche se sino al giorno prima aveva detto cento volte il contrario, “Io candidato? Neanche morto, sarei un cialtrone!”. Ma che importa? Tutti in politica disdicono tutto, nessuno scaglia mai la prima pietra, e poi ci si ritrova fraternamente a cena. E visto che in corsa la parte avversa schierava “i soliti sette nani”, capaci al massimo di un uovo sodo, lui sarebbe diventato Biancaneve con gli amici di sempre. In quanto al programma ne aveva uno già pronto, con cuciture rifinite a mano: “Dare rappresentanza e coinvolgere la cittadinanza”. E poi? “Decoro urbano, rilancio dell’enoturismo (ma pure religioso)”. E addirittura: “Praticare la buona amministrazione”. A differenza di tutti gli altri che, a suo modo di vedere, promettono il contrario. Prima dell’estate ad una domanda sulla possibile crisi amministrativa lo sventurato (probabilmente in stato di ebbrezza) rispose: “Non voglio compromettere la stabilità dell’amministrazione”. Come se fosse un problema suo.

È un genio, Carletto! Ogni qualvolta c’è da pagare il conto (politico) egli – genio – è già scomparso. Il solo prestigiatore che, insieme ai conigli, fa scomparire anche sé stesso. “Ma Carletto, il pover’uomo, dov’è?”, si domandano ogni volta i suoi concittadini. Ah, saperlo. Si eclissa. Fiuta l’aria. Non si fa vedere in giro. Non parla. Non dichiara. Non risponde al telefono. Peccato. E di cose da dire ne avrebbe parecchie. È un buon venditore, Carletto. Addirittura un mastino nelle trattative. Ha un debole per il potere. Tolta la politica ha poche passioni, a parte la chitarra, la poesia, il quid, le melanzane alla parmigiana. In estate gira in vespa, veste in polo e pantaloni corti sportivi, a segnalare le sue battaglie, anche estetiche, per i concittadini. Che evidentemente non disapprovano perché lo conoscono.

Avete capito tutti chi è Carletto, no? Calma. Perché qualcuno che non l’ha ancora capito, c’è. E chi in futuro pensa di prendere il suo posto si dichiari sconfitto. E prenda esempio. Noi, malgrado tutto, continuiamo a tifare per Carletto. Ma lui ogni tanto dovrebbe darci un motivo per farlo.