È evidente che al comune di Guardia dev’esserci un virus che fa impazzire tutti. Un virus che ha consentito, ad esempio, sempre agli stessi personaggi di occupare per decenni comodi sedili con schienale alto. Una sorta di egemonia di sistema: si eleggevano sempre gli stessi e si badava solo ai propri interessi e a sistemare parenti e amici. Vabbè, sistemare figli, sorelle e cognati è cosa buona e giusta. Ma continuare ad eleggere al comune sempre la stessa gente, capace o incapace che sia, questo no.
Se dovessimo spiegare (seriamente) a uno dei tanti stranieri che riempiono il centro storico di Guardia, o a un italiano che ha altro da fare, cosa diavolo succede in questo paese, preferiremmo arrenderci. Mission impossible. Guardia è un paese dove non c’è bisogno di fare politica, di passare da destra a sinistra, o viceversa, perché tanto gestiscono sempre gli stessi, tutti insieme. E quella che altrove si chiama omertà qui si chiama riservatezza. Lo scontro politico disturba gli affari. Infatti gli stessi personaggi si sono sempre spartiti Guardia d’amore e d’accordo. Riempiendo il tempo vuoto costruendo soltanto castelli di sabbia, allestendo, tra l’altro, un’incredibile attesa per cose portentose e invece ideando solo scempiaggini. Fabbricando danni che ancora ci riguardano. In una famosa barzelletta un chirurgo discute sul paziente più facile da operare: “I migliori sono i politici: non hanno cuore né cervello né spina dorsale, ma soprattutto la faccia e il culo sono intercambiabili”. Siccome le barzellette sono profezie che prima o poi si avverano, chiunque intenda presentarsi alle prossime elezioni, è avvisato.
Negli ultimi quattro anni, ad esempio, gli ultimi arrivati hanno fatto di tutto per dimostrarsi persino peggiori di quelli di prima. Anzi, “quello” di prima continua a comandarli con la sola forza dello sguardo, meglio di una scudisciata. E loro ubbidienti, se ne infischiano dei cittadini che si accatastano alle porte del Comune. Proteste alle quali rispondono con l’arietta del bimbo che dice “non lo faccio per piacere mio”. Sono riusciti solo a rendersi ancor più ridicoli. In quattro anni non c’è mai stata trasparenza, ancora oggi nessuno capisce cosa si sta facendo nelle stanze comunali, chi ha fatto cosa, perché tizio ancora non si dimette e se caio vuole seguirlo. È come chiedere a uno “Che ore sono?” e sentirsi rispondere “In famiglia tutto bene, grazie, e lei?”. Se ci fossero mega-torte da spartire o maxi-mini-scandali da coprire, uno capirebbe: ma qui c’è solo la fame atavica di un termitaio di ominicchi che sotto sotto si sbranano per un piatto di lenticchie. Che poi è la cifra di questa amministrazione: il nulla. Gente maldestra su come si amministra, anzi, su come si galleggia, si sopravvive, si fa clientela e ci si protegge dall’opinione pubblica malevola, malgrado tutto. Fanno, come sempre, come da decenni, tutto da soli: i guardiesi non c’entrano, e tantomeno la feroce opposizione e la terribile congrega dei soliti critici. Insomma, oggi Guardia è amministrata da una selezione di redivivi e vecchie glorie che non ne hanno mai azzeccata una facendo carriera sui propri fallimenti, che si spacciano per nuovi (o addirittura si credono tali), annunciano “cambiamenti radicali”, parlano come saputelli ventenni (soprattutto su Facebook) mentre facevano danni già ai tempi di Mastella-De Mita, o han passato la vita a tentare di imitarli. La cui vera competenza poi, è solo quella di districarsi tra convegni, leggi, finanziamenti, lobby e rubriche telefoniche allo scopo di strappare e conservare poltrone. Tuttologi specializzati essenzialmente nella propria carriera e nell’oliare un sistema che li ha premiati e li premia tuttora. Lo dimostrano i fatti. Più flop fanno a casa propria, più chance hanno da altre parti.
Per questa gente Guardia è come un parcheggio. Un paese (come già scritto altrove) come Pompei: un paese pietrificato non dalla lava, ma da un sistema di potere trasversale e consociativo che si autoperpetua da 40 anni con gli stessi uomini (o, se proprio muoiono, coi loro figli e figliocci). Tanto loro lo sanno che il mondo guardiese, cioè quello degli ottusi (coloro che hanno tirato i remi in barca o che credono di averlo fatto), ha sempre temuto i cambiamenti.