Nel mese di agosto, Guardia (San Framonti!!!), straordinaria gemma del sud, si è vestita a festa per accogliere le migliaia di visitatori, emigranti di ritorno, studiosi, giornalisti, fedeli e semplici curiosi. Tra strade asfaltate, sampietrini sistemati alla bell’e meglio, centro storico sigillato, polvere sotto il tappeto, brutture coperte da cartelloni promozionali, degustazioni varie e manifestazioni pseudo-culturali; per un mese intero è sembrato quasi di non essere mai usciti dallo spirito di sagra di paese anziché prepararsi a una manifestazione religiosa. Invece, come sempre accade, dietro questa facciata pittoresca, fuori dalla bolla sacra dei Riti, il mondo reale di questa comunità cela un vuoto abissale. E con l’autunno l’onda lunga dei Riti Settennali è andata via via scemando.
Il tentativo dell’attuale amministrazione di rivitalizzare un paese come Guardia a rischio abbandono in chiave turistica-culturale non funziona, dicono i fatti e la realtà. E quindi? Conclusi i tempi delle bracerie enoiche – in attesa dei lugubri cori natalizi che tuttavia vanno come ovvio a raccontarsi in luoghi più attinenti -, nobilitata a festa indimenticabile dedicata al dio Bacco a base di falanghina e aglianico a straordinaria esperienza gastronomica, sbronza inclusa. Archiviati il Giro d’Italia e tramontati i fondi Pnrr, questo passa il convento culturale guardiese. Manca solo la caccia al tesoro e la bandiera arancione del Touring Club. Quindi libri, musica e tamburelli, rustici e pizzette, spesso e anzi preferibilmente tutti insieme; incontri con gli autori, laboratori, attività per bambini, convegni autoreferenziali e inefficaci pratiche fai-da-te. Iniziative lodevoli, ci mancherebbe, dovute però soltanto al dinamismo del mondo dell’associazionismo e della locale Proloco. Budget risicati e qualche sponsor perlopiù locale, il tutto corredato dall’immancabile catering di pizzette e vecchi politici corteggiati per la foto social. Ma tanto a chi volete che importi, quando in ballo c’è un pubblico sciccoso risicato da intrattenere e le ghiotte photo opportunity che andranno a rafforzare carriere politiche ambiziose di sindaci e assessori per le quali non bastano le sagre, e nemmeno i fuochi di artificio, che ormai si possono concedere anche le giovani spose guardiesi, perché si sposano tutte a luglio e agosto e tutte vogliono la festa pubblica, modello “Castello La Sonrisa” col popolo festante, da postare sui propri account.
Eppure Guardia per molti è ancora un paese incantato. Ma inabitabile. Un paese che langue, spopolato e deserto. Dove c’è solo il ricordo di quando lo animavano scuole e botteghe, artigiani e piccoli imprenditori, maestri e impiegati. Oggi chi sceglie di restare è costretto a un continuo movimento, serve l’auto per ogni cosa. Insomma, Guardia è solo un guscio vuoto. E con la chiusura di diverse attività commerciali è arrivata anche la desertificazione di alcune zone del paese. E l’assenza del commercio locale contribuisce al degrado non solo economico ma anche sociale. E infatti Guardia si spopola. Un piccolo tesoro ambientale, storico, culturale e sociale è dunque a rischio. Negli ultimi dieci anni Guardia ha perso circa 500 residenti. Non basta definirla borgo per considerarla una meta attrattiva. La parola borgo usata a sproposito dall’istituzione locale dà un’immagine idilliaca che non corrisponde alla realtà. Evidentemente in loro c’è la convinzione che un paese isolato in collina sia degno di vivere solo in quanto borgo, ossia a mero uso turistico. Senza alcuna attenzione alle esigenze del territorio, alla qualità della vita degli abitanti, ma solo per chi eventualmente trascorrerà nel nostro paese qualche ora.
Per questi motivi dico che la questione Guardia non è solo politica, ma culturale. Non basta trovare qualche euro in più di finanziamento. Guardia non ha bisogno di chiusure, di localismi, di retoriche, ma di aprirsi al mondo. Coinvolgere professionalità. Ha bisogno di strutture ricettive. Ha bisogno di competenza, non Red Carpet di sindaci e assessori. Va bene il brand falanghina, ma lasciamolo alle aziende vinicole del territorio. L’amministrazione si occupi di colmare il crescente divario sociale-turistico-culturale con le realtà a noi vicine. Per attrarre visitatori c’è bisogno di analisi serie, professionalità esterne, riflessioni politiche e tecniche. Ci vuole tempo e pazienza. Nel frattempo riconnettiamoci con le nostre origini e, allo stesso tempo, riscopriamo – con altri occhi – il piccolo patrimonio naturale e culturale di Guardia. Il passato, per quanti sforzi facciamo, non può essere allontanato dall’oggi: non possiamo fuggire dalle origini che ci inseguono, e saremo sempre anche quello che un tempo siamo stati; anche quando rifiutiamo le nostre origini, anche quando le viviamo come un insopportabile fardello, noi restiamo figli di Guardia in cui siamo nati.
La chiave per rigenerare Guardia, dunque, combattere la crisi demografica, attrarre visitatori, non è certamente il fuggevole passaggio di una tappa del Giro d’Italia. Servono idee nuove che si intrecciano anche alla storia antica di Guardia. Di nuovo “paese” e non più “borgo”.