Di Guardia e di chi la amministra ho parlato spesso. Inutilmente, certo. Di sicuro la pretesa di cambiare le cose non l’ho mai avuta, ma adesso il senso di impotenza e di inutilità di fronte all’inconsistenza, alla nullità, all’insufficienza, all’arroganza e alle miserie umane che stanno devastando questa comunità (la mia) è diventato insopportabile e spegne qualsiasi energia per continuare ad andare avanti. E poi c’è l’età, che cambia le cose. La passione è la stessa di sempre, ma la forza no. Pertanto mi impegno sin da ora a porre rimedio e bandire l’integralismo più ottuso dalla mia esistenza miserabile. Prometto che per raggiungere lo stato di equilibrio più consono al momento storico che stiamo per attraversare a Guardia non parlerò di opere pubbliche, di appalti agli amici degli amici, di cambiali scadute, ma solo di partite di calcio. Poi commenterò i risultati in attesa del perdono. Inoltre mi autodenuncio per l’onestà intellettuale a corrente alternata con cui in passato ho offeso (si sono pure offesi) paesani, concittadini, amministratori di ieri e di oggi dalle provate attitudini democratiche. Per accontentare tutti questi ho già parlato con il referente locale e fatto domanda di iscrizione alla Lega, stufo di criticare disonestamente il loro operato potrò finalmente scrivere da “nordista” sul radioso futuro di Guardia Sanframondi. Infine per garantire la mia completa espiazione dal peccato di estremismo, nella mia nuova veste, e certo di aver sconfitto la mia corrente estremista e nella speranza di aver riconquistato agli occhi dei miei concittadini, degli acritici, dei dormienti il titolo di onesto sostenitore del cambiamento, intraprendo il principio del mio cammino leghista dalle pendici del Monviso (dove probabilmente andrò in vacanza), laddove anch’io sarò benedetto alle sorgenti del Po.
Ciò detto, in ogni caso proseguo nel raccontare Guardia, perché mi piace osservare fin dove arriveremo, a quali acrobazie costringe il disagio che si prova a vivere in questa comunità, soprattutto quando il tutto è accompagnato dall’ipocrisia e da un becero individualismo.
Ma torniamo a Guardia e alle sue comparse (e quindi, alla pseudo-politica). Perché è un genere di lussuria che coltivo tra le mie molteplici e personali forme di perversione. E torniamo a chi, a torto o a ragione (più a torto che a ragione), ne interpreta il ruolo dominante.
È vero, viviamo in un’epoca in cui la cultura politica si è rarefatta e la politica è l’ombra di sé stessa, ridotta solo a teatrino sui social. Dove chi amministra questa antica comunità contadina – giovane o vecchio, poco importa – è solo un essere elementare, basico: da decenni infatti la sua evoluzione si è fermata al binomio soldi e potere e da lì non si è mossa più. Dove l’unica cosa che ha in mente – ieri come oggi – è l’autoconservazione del suo piccolo potere, nient’altro conta. Perché l’ipocrisia, come l’egoismo, è un’altra loro componente primaria che li rende ancora più miserabili. Nel caso poi, l’ordine di questi due pilastri umanistici – soldi e potere – della loro formazione può variare leggermente ma perlopiù direi che è questo. È una sorta di organismo primitivo, e affermare la propria superiorità e la lunghezza del proprio pene è un’esigenza vitale. A tal proposito, mi piacerebbe pensare che in una comunità come quella guardiese amministrata e gestita soltanto da donne le cose andrebbero diversamente e sarebbero il buon senso e il bene collettivo a prevalere, e magari potrebbe anche essere, ma temo che la mia stima sia mal riposta perché la realtà dei fatti e certi esempi poco edificanti in questi ultimi anni mi portano a pensare che sia proprio l’essere umano, l’essere guardiese, in sé ad essere sbagliato. Senza genere. Comparse e figure da decenni sulla scena guardiese che con i loro finti piagnistei in realtà prendono tutti per il culo, compreso loro stessi, perché le cose gli vanno bene così e non hanno alcuna intenzione di cambiarle davvero. Gente “studiata”, furba, espertoni grandissimi conoscitori della politica provinciale e delle correnti che attraversano Guardia. Quante fesserie ricamate in questi anni per non ammettere che, ad esempio, chi amministra da ben quattro anni ha semplicemente fallito su un concetto fondamentale della vita di comunità, che è la manutenzione. L’attenzione per le piccole cose: le buche delle strade, la pulizia, il decoro urbano, il commercio, l’economia, l’agricoltura. Se non si è riusciti non dico a realizzare ma nemmeno ad approcciare, affrontare, uno straccio di progetto di viabilità alternativa, che so, una bretella a monte o a valle del paese, oggi più che mai necessaria visto il blocco dell’arteria principale. Quindi ai guardiesi alle prossime elezioni non rimarrà che affidarsi alla controparte, cioè a quelli che oggi puntano il dito parlando di incapacità e soluzioni sbagliate. Ciò significa che loro saranno più bravi, qualora dovessero raggiungere lo scopo? No, affatto, probabilmente faranno ancora più schifo di come hanno fatto nel decennio appena trascorso, solo che al momento si tratta di uno schifo dimenticato, mentre quello dell’amministrazione del cambiamento è certificato e controbollato. Ma tanto, si sa, quelli del cambiamento sono come il vetro, capaci di riciclarsi all’infinito. È successo in passato, è successo nel 2010, poi è finita com’è finita, passando dai cavalieri senza macchia agli scudieri di “quello di prima”.
Guardia ormai è un paese destinato all’estinzione. E tra non molto non esisterà più. Nemmeno come luogo geografico. Solo un racconto per fessi. Solo fiction della storia passata. Ecco perché insisto nel dire che nessuna persona di senno e in buona fede, dotata di un minimo senso della realtà, può davvero pensare che chi da decenni guida la comunità, figure dotate solo di un narcisismo cosmico, campioni mondiali di vanità e fatuità, possa risollevare le sorti di questo paese.
Via, raccontatela ai fessi.