Guardia si svuota, non c’è ricambio, le famiglie sono sull’orlo dell’estinzione dalla denatalità e dall’emigrazione; presenze secolari sono sparite nel volgere di pochi decenni; quel che resta è disperso nell’altrove di una spaesata disseminazione. La nuova generazione si sente figlia del loro tempo più che dei loro genitori o del loro paese d’origine. Si sentono autoprodotti, si pensano autocreati, ritengono – anche se poi non è vero- di fabbricarsi e autogestire altrove la propria vita. Sul piano generazionale stiamo assistendo alla fine dell’eredità guardiese. I ragazzi e le ragazze partono, lasciano la casa e la famiglia, cambiano orizzonte. E se non partono si diseredano da soli, si allontanano da Guardia con la mente e col cuore, reputano che vivere sia emanciparsi da chi li ha messi al mondo. Non mancano eccezioni, e non sono neanche rare; ma la tendenza generale, lo spirito del tempo, è quello. Niente eredi. Di conseguenza in questo paese non si tramanda più niente, il tradimento diventa un valore e un atto di autonomia, tutto si rende obsoleto in fretta: dall’obsolescenza programmata degli oggetti elettronici all’obsolescenza integrale e inesorabile dei giovani guardiesi, che sopravvivono solo se sono geneticamente modificabili, mutanti. Non sono più eredi, e non lasciano eredi. Non ereditano niente, non lasceranno eredità di niente a nessuno.
È questa, per dirla in breve e in modo diretto e brutale, la fotografia di Guardia (analoga ad altre realtà del nostro Mezzogiorno), della nostra condizione oggi. Ogni vita è un fatto a sé. Anche la vita sociale e politica schiva o rinnega le eredità. La politica è inanimata, nulla che somigli a un voler trasferire un’eredità. Per la prima volta nella storia di Guardia, o almeno della storia a noi nota, viviamo in un’epoca senza eredi. O quantomeno l’epoca che non riconosce alcuna eredità come valore da custodire e da trasmettere. La prima epoca ad avvertire, che dopo di noi verrà il diluvio; finirà con noi la “Guardia bella”. Dopo di noi nessuno continuerà la nostra opera, nessuno salverà qualcosa della nostra eredità; non lasceremo tracce, tutto sarà cancellato, comprese le nostre tradizioni secolari. L’oblio e la voglia di rimozione delle nuove generazioni spazzerà ogni cosa.
È il coerente epilogo di una società guardiese senza guida (morale, sociale e soprattutto politica), una società parricida e infanticida. Una società di mutanti e di non nati. Dopo di noi il nulla.
A chi lasceremo il patrimonio di vita, spirituale e reale di una celebrata comunità, il nostro archivio di ricordi, oggetti e pensieri? Dovrà svanire senza lasciar traccia di sé?
Benvenuti a Guardia, nel paese senza eredi. Non resta che confidare nell’imprevisto, nell’ignoto, negli ospiti americani, nei tornanti. O nel miracolo agostano di una ben definita e sacra Immagine lignea.