Guardia come Pompei: un paese pietrificato non dalla lava, ma da una classe dirigente assente, da un sistema di potere trasversale e consociativo che si autoperpetua da almeno 50 anni con gli stessi uomini (o, se proprio muoiono, coi loro figli e figliocci). Non c’è bisogno – come avviene nella politica nazionale – di passare da destra a sinistra, o viceversa, perché dividono tutti insieme (piazzando figli e amici e amici degli amici dappertutto). Quella che da altre parti si chiama omertà qui si chiama riservatezza. Lo scontro disturba gli affari. È chiaro, si capisce. Certi risultati però non arrivano gratis, e per conservare questa prestigiosa posizione serve impegno costante. Infatti – a parte il miracolo di fine millennio – costoro si sono sempre spartiti il Comune d’amore e d’accordo. Lavorando alacremente affinché i cassetti e le finestre degli uffici comunali restino ben chiusi. Nessuna discontinuità fra di loro e altri revenant del Jurassic Park guardiese. Unico presupposto: chi viene eletto ad amministrare il paese deve ogni volta accontentare i soldatini più fidati, kamikaze pronti al martirio, esemplari di una particolare specie di omuncoli piuttosto insignificanti e di assai dubbia qualità spacciandoceli invece per figure di prestigio, che siano professionisti, sedicenti politici, fancazzisti di questa fava o esperti di niente che però quel niente lo raccontano bene. Un sistema politico e sociale quello guardiese ben oliato che non esitiamo a definire feudale. Composto da parassiti e gramigne; formato di fuffa, supercazzole e linguaggi involuti. Un sistema che non si cura dei cittadini e delle loro condizioni reali di vita, dei disagi, della loro salute ma si preoccupa di temi astratti, surreali, minoritari o distanti dalla popolazione, e lascia il passo e la scalata a chi la politica la usa come carriera, dominazione, arricchimento e potere. Gente al di fuori di ogni contesto. Solo chiacchiere e fumo. Faremo. La colpa è dell’altro. Votatami che io sono. Io, risolverò. Sono avvocato, sono ingegnere, io conosco. Io so. Io sono. Cosa non ci è dato sapere. Ma loro sono. Tanto a sentirli parlare qualcuno ci crede pure, alle loro frottole, e li vota. Che poi in consiglio comunale si segga, da oltre trent’anni, gente che non ha mai proferito verbo questo è un altro discorso. Gente che non ha il pur minimo sentore di cosa possa significare far politica, anche questo è un’altra cosa. Tanto i giovani guardiesi partono, partono e non si vogliono manco girare indietro. Partono con la consapevolezza che avrebbero tanto desiderato rimanerci, a Guardia. Ma partono. Vedere questi giullari, senza offesa ai pagliacci, a pretendere il voto è mortificante per quei giovani che, ancora credono in questo paese. Il problema, dunque, sta nel tessuto malato della società guardiese, che consciamente o inconsciamente li supporta.

Già, Guardia: un paese che ha perso la politica e l’ha riempita di ceffi e pupazzi. E anche quando sembrano essere quelli giusti, avere la faccia giusta, possedere le competenze richieste, esce fuori tutta la loro mediocrità e appaiono banali, scontati, ovvi. Mai un guizzo, un lampo per quella che dovrebbe essere anche la loro comunità. Non ci stupisce nulla di questo sistema. Viviamo in un paese dove la politica è da tempo solo un club degli amici. Rappresenta solo sé stessa e i suoi privilegi, e risponde a logiche e poteri che con la comunità, i cittadini e i loro bisogni non c’entrano niente. Tutta la politica, chi più chi meno, compresi quelli di prima, scodinzolanti come cagnolini, ma senza nemmeno un briciolo della dignità che hanno le creature pelose. Pensate a come sarebbe toccante per questo disgraziato paese assistere allo spettacolo del loro esodo, la carovana di indolenti e altezzosi, capibastone e seguaci costretti a fuggire con i loro suv di fortuna dopo aver caricato le loro ricche masserizie e lasciare gli uffici comunali, le loro case, i loro benefici e le loro rendite, sotto i bombardamenti del nuovo che avanza.  

No, in questo non ci si stupisce più di niente. Semmai ci incazziamo per il nostro atteggiamento, la nostra rinuncia a pretendere di meglio, a chiedere di più, il nostro accettare qualsiasi sopruso fatto alla nostra stessa dignità. Ci incazziamo perché in noi la curiosità e la voglia di migliorare la comunità dove viviamo si stanno atrofizzando tragicamente. Siamo spenti, rincretiniti, incolonnati verso il baratro del nulla. Gente e menti senza più l’elasticità per aprirsi, né la voglia di farlo, e accogliere nuova linfa vitale. Non vogliamo generalizzare, e poi ognuno è libero quanto vuole di crogiolarsi nella propria ignoranza. Franco Battiato diceva “Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, ma cretino guardando persone intelligenti”. Una cosa che parrebbe scontata ma che oggi da noi diventa rivoluzionaria. A Guardia siamo molto oltre: guardiamo i cretini che abbiamo scelto noi stessi, però senza sentirci più cretini di loro. Dev’essere una nuova forma di evoluzione.

Ecco, forse si potrebbe cominciare proprio col mandare a casa, per sempre, giullari, pagliacci (ma attenzione! Hanno i loro progetti e le loro convenienze a cui non rinunciano) e vedere cosa si potrebbe fare, in maniera concreta, senza i soliti rimpianti, per cambiare profondamente le cose in questo bellissimo e disgraziato paese (sempre che si sia in tempo). Buona giornata.