Il Titanic Guardia

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Avevo storto il muso quando mi accorsi che il Titanic Guardia non aveva cambiato rotta. Avevo storto il muso quando era chiaro che chi ha votato per il cambiamento si ritrova una feroce restaurazione. Le stesse facce, lo stesso gruppo sociale, le stesse logiche di sempre. Gli stessi soggetti incancreniti sul territorio. Solo spettacoli e affari. Gli stessi interpreti che hanno smesso di far finta di litigare dimostrando di essere solo vuoti cartelli elettorali in competizione per il potere. Lo stesso mega inciucio draconiano. Ci eravamo cascati un po’ tutti, ammettiamolo. Oggi a distanza di un anno di quella freschezza non rimane nulla. Solo il fastidio di una demagogia agonizzante che, quando sembra aver toccato il fondo, riesce a scavare buche sempre più profonde. Nulla più. E oggi più che mai dimostra di essere soltanto una sfumatura diversa dello stesso sistema che ha divorato questa comunità. Soltanto facce a caccia di poltrone e di prestigio, minestre riscaldate senza nessuna credibilità. Personaggi che fan finta di litigare e si scambiano le poltrone ad ogni tornata. Senza che nulla cambi davvero. E dove le uniche alternative vengono brutalmente estromesse. Avevo storto il muso quando la gente mi diceva che il Titanic Guardia ha cambiato rotta, ma parlandone coi passeggeri mi sentivo dare dell’allarmista e del disfattista. Ho tentato di richiamare l’attenzione in sala ma erano tutti intenti a brindare ed al massimo si sono mostrati infastiditi dal mio tono e dalla mia perseveranza, c’erano gli ufficiali di vedetta d’altro canto, di loro si fidavano ciecamente. Dopo l’impatto mi sono precipitato sul ponte per cercare di avvertire più gente possibile dell’imminente naufragio ma mi hanno apostrofato come il coglione che non gli faceva ascoltare in pace l’orchestrina. Adesso c’è silenzio, la nave è adagiata sul fondale, spezzata in due. Passeggeri ed equipaggio sono cibo per i pesci, felicissimi questi ultimi per il banchetto inaspettato. Gli ufficiali, ammucchiati su una pila di giubbotti di salvataggio e ciambelle, con un remo solo, girano in tondo ma presto per stanchezza andranno alla deriva sperando nel fato o in una botta di culo. Un rumore impercettibile, ovattato e sordo, riecheggia dagli abissi: “Grandi eventi e turismo per un futuro da protagonisti… Il sindaco Di Lonardo punta a lavorare a livello nazionale per far sì di creare una forte integrazione tra la zona costiera e la zona interna… perché i borghi devono avere un’anima”. Da un oblò si sentono alcuni di quelli che mi sbeffeggiavano picchiettare sul vetro esclamando “presto, alle scialuppe”. Li osserverei volentieri soffocare nella propria stupidità, cercando di rubarsi a vicenda la poca aria rimasta, e probabilmente mi divertirei nel farlo, se solo non fossero già morti tutti…

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