Guardia Sanframondi. Ma chi vi credete di essere?

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Trent’anni. Quasi trent’anni avvinghiati ai muri del Palazzo. Trent’anni: sempre le stesse facce. Sempre lo stesso ritornello: “Io so’ io e voi nun sete un cazzo”. Trent’anni. Branco di codardi ed egolatri che bazzicate dalle parti di piazza Municipio. Ma chi vi credete di essere? Vi dico io chi vi credete di essere. Siete il punto più basso della parabola degenerativa della politica e della buona gestione del potere che la storia nostrana ricordi. Esempio di un cesarismo di foggia rurale. Un malinconico esempio di come alle nostre latitudini alle parole magniloquenti dette in campagna elettorale seguano sempre nei fatti piccole e misere furbizie. Il potente che indossa una coppola storta da gradasso e per un sacrosanto diritto, un servizio dovuto, un po’ d’asfalto davanti casa, chiede un costante ossequio, un perpetuo “baciamo le mani”. Palloni gonfiati dal narcisismo e dalla stupidità di coloro che ancora li seguono e ascoltano non perché rendono un servizio alla collettività ma perché badano ai loro interessi privati e al loro piacere immediato, esattamente come i loro ammiratori vorrebbero fare. Trent’anni. Branco di codardi ed egolatri. In voi non c’è una mezza idea di comunità alla base, una mezza visione politica, non c’è naturalmente la buona gestione del bene pubblico. Siete solo parte integrante dell’intramontabile mandria arraffona che in questa comunità ha eretto a sistema quel che negli altri soggetti storici di questo disgraziato paese, con tutti i loro difetti, era tendenza degenerativa, generale, statutaria. In voi l’inclinazione alla tracotanza, l’uso del potere e delle sue blandizie, ha il sopravvento sui buoni propositi. Parolai, convinti di essere depositari di rari talenti realizzativi, asserragliati nel pretorio con il codazzo dei fedelissimi dal quale con una pedalata e uno sprint credete di poter cambiare le sorti dell’umanità guardiese. Ma chi vi credete di essere? Ah, il benedetto, sottovalutato interrogativo. Perché quando qualcuno vi chiede, chi ti credi di essere, vi trovate in seria difficoltà con la risposta? Molto probabilmente avete paura di rispondere o non sapete bene cosa rispondere. Paura di suonare troppo presuntuosi. No. Perché avete paura di fallire. Semplicemente perché stiamo assistendo allo sgretolamento di quel tesoretto di consenso, consumato alla stessa velocità con cui i guardiesi lo avevano alimentato. Perché gli altri iniziano a dubitare delle vostre capacità. E per questo, dopo un decennio corale, dominato dall’Egolatra per definizione, tra non molto anche voi verrete derisi. Vi prenderanno in giro. E vi chiederanno ripetutamente: “Chi diavolo credete di essere?”.

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