Quasi quasi mi dimetto da guardiese

nessun commento

La politica – pur riconoscendo di non saperla fare – mi ha sempre appassionato. Ha avuto un posto importante fra le mie passioni, accanto alla musica, ai viaggi, e naturalmente agli affetti. Un’illusione che, da quando sono rientrato a Guardia, è rimasta tale, una speranza tradita, un sogno infranto. Ferite profonde e laceranti che però non mi hanno ancora ucciso. Ogni volta mi sono rialzato, e ho ripreso a sperare, e ancora a combattere. Per quello che ho potuto. Certo, oggi la tentazione di dimettermi da guardiese è molto forte. In Spagna, al confine con il Portogallo, c’è un paese che si chiama Guarda. Potrei starci come a casa. Chissà com’è la classe politica da quelle parti? Perché nessuno qui rappresenta più questa speranza. Perché la politica a Guardia è una schifezza e ormai è rappresentata solo una parte. È sbagliata, assurda, talmente premeditata da generare più di un sospetto. E sono tutti fondati. Pensate male, molto male, e avrete la verità. La tentazione è forte perché ormai è chiaro: le cose non vuole cambiarle nessuno. Eppure sembrerebbe facile, naturale, perfino ovvio. E l’ignoranza aiuta moltissimo, puoi non pensare e concentrarti così solo sul tuo prelibatissimo piatto di cazzi propri, condito a egoismo e innaffiato di falanghina. È vero, come dicevo sopra, la tentazione di dimettermi da guardiese è molto forte perché voler fare qualcosa di utile per questo paese oltre che scomodo, è dannatamente complicato, visto che non te lo fa fare nessuno. È scomodo e noioso perché puoi solo stare a sentire le solite ciancie di pedalate in bicicletta, di eccellenze vitivinicole, di attrattività, turismo, di cultura e tradizione.

Ecchecazzo, vuoi mettere la competenza, il glamour degli eletti, dei radical (senza chic) e le luminose stanze della Casa che conta? Si brinda a Quid lì, mica a Tavernello nei bicchieri di carta. Forse è meglio che mi dimetta davvero sennò mi incazzo e mi parte la centrifuga.

È inutile stare qui a negarlo, io avrei sperato che quelli che oggi gestiscono il mio paese lo capissero che tante persone si sono affidate a loro e di loro si fidano. E che queste persone chiedono qualcosa in cambio, un coinvolgimento nel cambiamento, un impegno, un programma concreto, reale, possibile. E non il solito basta che se magna.

Lo so bene. Anch’io dovrei consegnarmi alla logica, arrendermi alla ragione, o anche solo al buon senso. Perché a Guardia (e solo a Guardia) chiedere qualcosa e aspettarsi che succedano certe cose è come se la mattina davanti allo specchio controllassi se mi sono spuntate le ali, o se chiedessi al mio uccello ancora qualche anno di dignità. Avrei le stesse reazioni: zero. Però mi chiedo: ma se io rinunciassi a quella briciola di speranza, se decidessi di fare a meno dei miei sogni, la vita sarebbe solo una tessera sanitaria per la sopravvivenza. Un’attività inutile di cellule morte. Meglio, allora, ritirare le dimissioni e iniziare a fare sul serio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...