Chi ha ucciso Amedeo Ceniccola?

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cappella guardieseA Guardia gira un tizio che ha ucciso Amedeo Ceniccola, ne ha assunto le fattezze e l’anagrafe, ma che non riesce ad essere credibile nella parte che ha assunto per coprire il suo delitto. Da cantastorie concitato pronto allo scontro e al gesto farsesco contro il potere, abbracciatore compulsivo di Berlusconi, su carta e su palco, è man mano scivolato verso insistenti e un po’ ridicole parti di noioso e (in)competente commentatore del mondo enoico (“L’Europa affossa il vino italiano e nessuno si ribella”).

Il fatto è che non riesce ad imitare il vero Amedeo Ceniccola, nonostante gli somigli come una goccia d’acqua e spesso non si capisce più se le sue recenti esternazioni siano boutade o prese di posizione seriose. Dopo aver detto che avrebbe votato e fatto votare Floriano Panza, cioè che si preparava ad approvare e sostenere il massacro della Comunità guardiese che cosa si deve pensare quando invece attacca l’assessore di lungo corso Michele Foschini? “…ben 5 miliardi di vecchie lire chiesto ed ottenuto dal Sindaco Ceniccola ai sensi della L.R. 10/2001 per urbanizzare l’area industriale in località Vassallo-Starze”. Ego calpestato e basta? E la frase: “A buon intenditor…”, a cosa allude? È una battuta, una bastonatura, un avvertimento o un lapsus freudiano?

Un politico che si rispetti ha il dovere della coerenza, deve schernire e fare capriole al di là del tavolo: se diventa commensale attento alle convenienze politiche e al relativo galateo, non può alzarsi ogni tanto per far il fico: non è più credibile. Soprattutto non fa più “presa” perché non è più pervaso dal “sentimento del contrario” come direbbe Pirandello. Il vero Amedeo Ceniccola è quello che tentava di impedire a Cristoforo Colombo di scoprire l’America in “Non ci resta che piangere”. Poi però l’America l’ha scoperta lui ed è cominciato un progressivo declino avvalorando in un certo senso la fine della sua storia.

Dopo di allora di Amedeo Ceniccola si sono perse le tracce, scomparso nel grande nulla del presente e il suo assassino ne ha preso il posto: mancando di verve e di ragioni, senza più l’istinto del politico di razza, ma ormai paludato nella narrazione del “manovratore”, riducendosi alla fine ad abbracciare in toto Floriano Panza e ciò che esso rappresenta.

Oggi Amedeo Ceniccola è soltanto una forma di tragicità che, come tutti, invecchia precocemente. Ma finire in braccio a Floriano Panza e ai suoi piani sguaiati, significa proprio essere decrepiti. Anzi proprio morti.

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