Il pugno nello stomaco

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ceniccola panzaÈ inutile nasconderlo, ho appreso con profonda amarezza e con un senso di vuoto allo stomaco il “voltafaccia” di Amedeo Ceniccola, da tempo una delle tante speranze di cambiamento di questa comunità, passato dal denunciare “il manovratore” alla fase senile del compiacimento nel potersi sedersi al fianco, alla corte di quel sovrano che notoriamente ha portato la comunità guardiese allo stato attuale. La profonda amarezza di un quasi sessantenne che un paio di decenni addietro lasciò Roma e scelse Guardia (dove è nato) per costruirsi una famiglia. Sognava una comunità migliore, amava le tradizioni del paese della sua infanzia, la sua storia, detestava l’arroganza dei potenti almeno quanto la viltà dei pusillanimi, e con Amedeo si sedette dalla parte del torto, dalla sua parte, per gusto aspro di libertà. La stessa libertà citata in quell’epitaffio (all’apparenza) a lui tanto caro: “La mia libertà equivale alla mia vita”. Quel quasi sessantenne oggi non rivuole indietro i pochi lustri perduti a fianco di Amedeo Ceniccola che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi in quegli anni a quella comune visione della politica e della società. Oggi quelle idee, a quanto pare, sono state buttate al vento (o nel cesso), ma è giusto così; e come dice un noto politico contemporaneo, è al vento che le idee si devono dare. No, quel quasi sessantenne, non chiede indietro giorni, volantini, occasioni e tanto tanto tanto altro ancora. Quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e suoi compagni di strada, dopo aver gettato nel cesso quelle idee e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, amicizie, storie, possa usare (per una mera questione personale, oscura ai più) quel che resta di un patrimonio di battaglie perse, affetti e passione per i porci comodi suoi, condannando (qualora la “strana” alleanza il 31 maggio vincesse le elezioni, cosa che, sono certo, non accadrà) una comunità intera ad altri cinque anni di declino economico e morale.
Oggi, quel quasi sessantenne, capisce tutto, cambiare idea, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma, anche se a fatica, capisce; non rispetta, ma, anche se a fatica, accetta. È la politica, bellezza. È il sempre attuale “tengo famiglia”. Ma quella foto, quelle parole apparse oggi sulla stampa – e quelle che certamente sentiremo nei prossimi giorni – , dicono molto di più, e il quasi sessantenne non può perdonare. Giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei guardiesi, degli amici, sulla pelle di quei “zappatori” da lui decantati in tante e tante occasioni; giocare sulla pelle dei vari Francesco, Nicola, Giovanni, ecc… no, non è accettabile. Attingere, come è stato fatto per tanti anni, da questo salvadanaio di fiduciose speranze è vergognoso; come vergognoso è stato lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele che per lunghi anni ha dato l’anima per Amedeo Ceniccola ed è ancora in attesa di una soddisfazione per loro.
Non discuto le scelte di Amedeo Ceniccola di questi ultimi anni, le ho condivise e sostenute: ognuno è giusto che, alla luce del sole, faccia quello che gli suggerisce la propria coscienza. Così come nessuno vieta di cambiare idea nella vita. Sono scelte personali. Ma proprio per la stima che avevo (e che non ho più) per la persona Amedeo Ceniccola, avrei preferito che il suo passaggio tra le file del sovrano guardiese avvenisse senza che dovesse trovare ad ogni costo una giustificazione che non fosse l’italica “scelta politica”. Niente di più inverosimile, in politica come nella vita.
Nei prossimi giorni sentiremo le sue spiegazioni nei comizi, che sicuramente terrà a fianco dell’ex-manovratore e leggeremo i suoi ragionamenti sulla stampa, ma ci risparmi i sermoni da frate gaudente al banchetto del potente, e non ci faccia le solite lezioni di coerenza: lasci stare chi è rimasto con certe idee nel cuore e nel cervello e mai potrebbe stare con chi da oltre quarant’anni fa il bello e il cattivo tempo in questa comunità. Non rubi il loro consenso. Per costoro la dignità è ancora un valore non commerciabile.
Perciò, buona vita Amedeo, auguri, è stato bello, goditi il tuo nuovo posto a tavola (ma solo per i prossimi venti giorni), ma lasciaci continuare a sognare in pace una Guardia migliore. E quando esci spegni la luce.

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